Un problema di criterio
Apr 12th, 2007 by Romina
AVVERTENZA: LE PARTI SCRITTE IN CORSIVO SONO LE MIE SPIEGAZIONI, AGGIUNTE PER FACILITARE LA COMPRENSIONE DEL SIGNIFICATO DEL TESTO.
”Nel momento in cui si perde la concezione corretta autotrascendente della persona umana, - ha affermato mons. Bagnasco - non vi è più un criterio di giudizio per valutare il bene e il male e quando viene a cadere un criterio oggettivo per giudicare il bene e il male, il vero e il falso, ma l’unico criterio o il criterio dominante è il criterio dell’opinione generale, o dell’opinione pubblica, o delle maggioranze vestite di democrazia - ma che possono diventare ampiamente e gravemente antidemocratiche, o meglio violente (nel senso che possono imporre a tutti gli altri la proprie preferenze) - allora è difficile dire dei no, è difficile porre dei paletti in ordine al bene”. Pertanto ”Perché - ha proseguito - dire di no a varie forme di convivenza stabilite giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia? Perché dire di no? (ossia: se il criterio di distinzione fra bene e male è l’opinione pubblica generale, allora diventa impossibile dire di no a qualsiasi cosa, anche a quelle che noi ora consideriamo aberrazioni). E infatti perché dire di no all’incesto come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? Perché dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano? E via discorrendo, perché poi bisogna avere in mente queste aberrazioni secondo il senso comune e che sono già presenti almeno come germogli iniziali (ossia, pedofilia e incesto sono oggi considerate aberrazioni, secondo il nostro senso comune).
”Oggi ci scandalizziamo - ha concluso il presidente della Cei - ma, a pensarci bene, se viene a cadere il criterio antropologico dell’etica che riguarda la natura umana, che è anzitutto un dato di natura e non di cultura, è difficile dire ‘no’. Perché dire no a questo a quello o a quell’altro? Se il criterio sommo del bene e del male è la libertà di ciascuno, come autodeterminazione, come scelta, allora se uno, due o più sono consenzienti, fanno quello che vogliono perché non esiste più un criterio oggettivo sul piano morale e questo criterio riguarda non più l’uomo nella sua libertà di scelta ma nel suo dato di natura”.
(direi che questo passo è chiarissimo, limpido. Ed è il senso di tutto)
[…] Un problema di criterio […]
Forse è il lessico di Bagnasco ad essere malinteso, perché letto superficialmente. Io stesso che capisco l’essenza del suo discorso, se devo “afferrarlo” intellettualmente faccio fatica.
Cosa vuol dire per esempio “il criterio antropologico dell’etica”, che lui dice “è un dato di natura”? Intende dire che la natura dell’uomo è anche a immagine divina, e quindi senza una “antropologia” incentrata su Cristo, non c’è più alcun rispetto per l’uomo, e per nulla (se ho capito bene)?
Il mio problema è che questo linguaggio lo trovo “freddo”. Occorre, secondo me, veicolare l’amore che Dio ci ha manifestato richiamando l’importanza di riconoscere Cristo nella sua natura inscindibilmente umana e divina al tempo stesso. Ed è un incontro: fatto di ascolto/conoscenza/sequela che va veicolato. Non è detto che esprimerlo con un una argomentazione “logica” sia la via più efficace. La testimonianza personale, il pagare di persona, penso sia l’unica cosa che supplisce alla incapacità di convincere dialetticamente.
È chiaro che Bagnasco si rivolge anche ad un pubblico intellettuale, e probabilmente prevenuto ed oscurato riguardo all’invito alla libertà rivolto a noi da Gesù. Proprio per questo, forse, gli stessi concetti espressi con il linguaggio di una Madre Teresa di Calcutta, risulterebbero più efficaci.
A me vien da chiedermi: questa gente che gli scrive le minacce di morte che fa? O non lo ha capito del tutto, o vuole rovinarsi da sola…
Grazie comunque Romina per il bel post, :=)
Claudio (dal blog di Danix)
Ciao
Sì, capisco il tuo discorso che ha un senso ed è intelligente.
Il problema, purtroppo, è che però certi giornali, in testa “Repubblica”, hanno proprio deformato le parole di Bagnasco, facendolo passare per un folle che dice sciocchezze, mentre in realtà ha posto un problema filosofico, kantiano, razionale.
Bagnasco ha detto: “se viene a cadere il criterio antropologico dell’etica che riguarda la natura umana, che è anzitutto un dato di natura e non di cultura, è difficile dire no”.
Secondo me, intende affermare che il criterio in base al quale distinguere fra bene e male e che riguarda appunto la natura umana, non è un dato di cultura, ma proprio di natura. Il monsignore probabilmente si riferisce al diritto naturale.
In altre parole, Bagnasco vuole dire che il criterio di distinzione morale non è fondato su basi “culturali”, e quindi relativistiche, ma “naturali”, e dunque oggettive, incontrovertibili. La sua è una lotta contro il relativismo, attuata con armi kantiane, cioè con la ricerca di un criterio universalmente valido.
Il linguaggio filosofico è freddo, su questo hai ragione, però la Chiesa tenta di conciliare fede e ragione, e quindi di soddisfare anche le esigenze della razionalità, soprattutto in un’epoca in cui molti uomini sono “smaliziati”, e non si accontentano della fede cieca.
Grazie a te per la visita al blog.
Nel mio post mi sono un po’ “scaldata”, ma ho perso il controllo perché “Repubblica” l’ha combinata proprio grossa.
Grazie della spiegazione Romina.
Prima di tutto sottolineo che non solo hai fatto bene ad attaccare il giornalismo che è quasi tutto spazzatura da lungo tempo, ma ti invito a rincarare la dose…
Sono fermamente convinto che per un 90% buono dei problemi enormi di oggi nel propagare l’oscurità si debba ringraziare l’uso fatto dei mezzi di comunicazione di massa. Altroché “fede e ragione” (altro “problema” che mi sembra inventato da qualche teorico annoiato). Qui abbiamo la tecnica al posto della realtà.
Forse sarà perché non ho mai studiato, ma il mio modo di ragionare non ha potuto impregnarsi di conoscenza umana in modo convenzionale, sono andato in pezzi e basta. Il Signore mi ricompone, perciò ti chiedo una preghiera perché mi aiuti a sopportare il peso di quella parte della mia incredulità che rimane.
Soffro di più, ma almeno mi sono lasciato alle spalle le categorie in cui sembrano inciampare gli intellettuali.
Quelli arroganti li potrei contrastare solo tirando fuori la mia cultura fumettistica o di musica pop, ma servirebbe fino a un certo punto.
Per questo posso ricorrere invece a Edith Stein e ad Antonio Rosmini mentre chiedo le loro preghiere. Gli intellettuali che si agitano nella loro febbre la maggior parte dei filosofi per intercessione non li possono pregare, e probabilmente neanche incontrare come amici.
Abbiamo un grosso vantaggio.
Un abbraccio a te nel Buon Dio.
E come dice sempre Mario De Siati del Gen Rosso: ti affido a Maria. Lei sa più di tutti quello che ti serve.
A furia di ascoltarlo diventerò un pochino più mariano…
Claudio
Ti ringrazio moltissimo per le tue parole, così profondamente intrise d’umanità. Sono parole rare, molto cristiane, e fanno un immenso piacere, specialmente a me e per vari motivi.
Mi chiedi una preghiera: non ti preoccupare, sicuramente me ne ricorderò.