Il delicato problema della giustizia
Jul 21st, 2008 by Romina
«La cloaca del Csm correntizzato, partitizzato e parcellizzato è uno scandalo che offende gli italiani». La scintilla per il nuovo scontro in tema di gustizia sono le parole del capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri.
Insorge l’Associazione nazionale magistrati: «La magistratura italiana non si farà trascinare sul terreno dell’invettiva volgare e qualunquista e continuerà a perseguire la strada del rispetto tra le istituzioni dello Stato - dice Palamara -…
Questo è uno stralcio tratto da un articolo de La Stampa. La notizia risale a qualche giorno fa, eppure vale la pena prenderla in considerazione. Nessuno di noi si stupisce per simili parole: sapevamo che certi esponenti del Pdl le avrebbero usate, così come sapevamo e sappiamo che a non pochi italiani probabilmente sfugge la gravità di queste affermazioni.
La separazione fra i tre principali poteri dello Stato, esecutivo, legislativo e giudiziario, è una condizione fondamentale per l’esistenza della democrazia, è il requisito senza il quale la democrazia, pur con tutti i suoi limiti, non potrebbe nemmeno sussistere. In tale prospettiva, i ripetuti e volgari attacchi contro i magistrati non sono fatti a caso, ma hanno lo scopo preciso di minare la credibilità dei magistrati stessi, preparando così, attraverso una martellante propaganda, le menti dei cittadini ad accettare una possibile riforma della Giustizia che ne limiti paurosamente l’autonomia. E ciò costituisce una grave ferita per la democrazia.
In queste circostanze tornano alla mente alcune frasi di Indro Montanelli che, pur essendo un uomo di destra, si dissociò da questo genere di destra illiberale.
“…gli italiani non sanno andare a destra senza manganello. Non amano la destra seria e non l’hanno mai amata, prima e dopo il fascismo. Pensa alla grande destra risorgimentale, ai Sella, agli Spaventa…E pensa alla parabola di De Gasperi. No, la destra liberale in Italia è stata sempre impopolare, una minoranza odiata e derisa. Gli andava bene Mussolini e gli va bene Berlusconi. Che cos’hanno Berlusconi e i suoi alleati in comune con la destra liberale, legalitaria? Nulla…La destra è incompatibile con il “parabolismo”, la ciarlataneria e Berlusconi è un parabolano, un grande ciarlatano…”
(stralcio di un’intervista rilasciata a Curzio Maltese, tratta da Micromega, n.2, anno 2001, pp.3-9)
Anche Massimo Fini, che non è certo mai stato “comunista”, rispondendo a un lettore del QN che si dichiarava favorevole all’immunità per le più alte cariche dello Stato, ha commentato duramente l’ormai trita filastrocca, elaborata dal Cavaliere, a proposito delle toghe rosse intente a perseguitarlo per pura animosità nei suoi confronti.
Il lettore
CARO FINI…non sarebbe meglio rispolverare il vituperato «lodo
Schifani» che prevede l’immunità per le cinque maggiori cariche
dello Stato fino a esaurimento del loro mandato?
Massimo Fini
NO. ANCHE PERCHE’ in un Paese come il nostro dove le carriere
politiche sono eterne l’immunità si tradurrebbe in impunità assoluta. Prendiamo il caso di un presidente della Camera, inquisito, che nella legislatura successiva diventa presidente del Senato. Poi premier. Poi Presidente della Repubblica. Che senso avrebbe processarlo a un quarto di secolo dai fatti? Il consenso,
in democrazia, non è tutto. Gli uomini politici hanno l’obbligo di rispettare le leggi come tutti gli altri cittadini. Anzi dovrebbero avere dei doveri in più perché,come si diceva una volta, sono come «la moglie di Cesare che non solo deve essere onesta ma anche apparirlo». Qui ci troviamo di fronte a un premier di cui la
Cassazione constata «la comprovata erogazione di tangenti da parte dello stesso Berlusconi per fini di sua utilità, come deve evincersi dalle sentenze di prescrizione nei suoi confronti emerse nei processi All Iberian e Lodo Mondadori».
Toghe rosse anche gli ermellini della Cassazione? Berlusconi accusando con inaudita violenza la Magistratura del Paese di cui è premier, davanti all’intera Europa, di essere «eversiva» fa, lui sì, dell’eversione e dimostra, ancora una volta, di non aver alcun senso dello Stato. Ne ha dimostrato di più—ed è tutto dire —la sinistra. Quando il governo Prodi è caduto per un’inchiesta su Mastella nessuno si è permesso di dire che era un complotto di «toghe azzurre».
Fine dell’articolo
(tratto dal Quotidiano Nazionale del 24/6/08)
Aggiungo alle ultime frasi di Fini un brevissimo commento personale. Il problema grave consiste nel fatto che una certa parte degli italiani non si rende conto di cosa significhi “avere senso dello Stato”, ossia non si rende conto della necessità del rispetto, da parte dei politici, delle istituzioni che fondano la democrazia. E questo grazie a un’abile propaganda condotta da almeno quindici anni a reti unificate.
Ciao Romina,
concordo con te sul fatto che probabilmente a molti sfugge la gravità di certe esternazioni come anche quelle di Bossi degli ultimi giorni o forse molte famiglie si trovano a fronteggiare una crisi e un caro-prezzi che resta la loro preoccupazione principale. a me tale gravità non sfugge e lo dico da persona che non si ritiene affatto di sinistra ma neppure si riconosce in questa destra ciarlatana e che ha poco a che fare con quei concetti di legalità, severità, onore, disciplina, meritocrazia che dovrebbero essere la base di una destra seria che faccia da contraltare al socialismo, all’idea di Stato che entra nella vita dei cittadini, rendendoli tutti uguali: ugualmente sudditi.
Chiaramente per disciplina e severità non intendo il manganello e l’olio di ricino del ventennio che francamente aborro perciò mi ritrovo molto con l’esser di “destra” che trapela dalle parole di montanelli e da molte delle analisi di massimo fini che ci hai proposto nel corso del tempo.
Una destra che fa della realizzazione dell’individuo il suo punto cardine, senza però sconfinare nel capitalismo sfrenato, senza fare del profitto l’unico valore a cui tendere, calpestando natura, animali, salute pubblica, sicurezza e qualsiasi altro diritto.
Concordo con la tua conclusione.
D’altronde non può avere senso dello Stato chi è sceso in politica soltanto per sistemare i suoi affari economici e giudiziari…
E il bello è che una parte dell’elettorato del Pdl crede davvero che i magistrati siano pericolosissimi comunisti, magari pure col colbacco in testa, intenti a fare cattiverie al premier.
A testimonianza che la propaganda, quando è martellante, ha una sua efficacia.
Hai ragione, Romina. Il fatto è che c’è una differenza tra avere delle idee e degli ideali ed essere puramente faziosi (o tifosi?). La pura faziosità porta sempre ad una mancanza di obiettività.