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Arrivederci a settembre

foto-giardino-2.jpg Quest’anno ho deciso di sospendere l’aggiornamento del blog fino a settembre. Pertanto auguro a tutti di trascorrere buone vacanze.

Referendum abrogativo

referendum.jpg Un argomento molto importante. Il 30 luglio, Di Pietro ha annunciato l’inizio delle pratiche per il referendum abrogativo riguardante il Lodo Alfano.
Ecco uno stralcio significativo delle sue parole:
oggi abbiamo depositato il quesito. Nelle prossime settimane, mentre gli altri vanno in vacanza, prepareremo la macchina organizzativa. In ogni provincia faremo un centro di raccolta e di coordinamento, che risponderanno ad un coordinamento generale a Roma e a Milano in sedi che vi indicheremo su questo sito. Abbiamo bisogno di persone che ci aiutino a raccogliere le firme, a preparare banchetti, a firmare e a far firmare questo quesito referendario.
Abbiamo due mesi e mezzo, massimo tre mesi di tempo. Inizieremo la raccolta ufficiale delle firme il 12 settembre con il lancio dell’iniziativa a Vasto.

Per leggere l’intero post di Di Pietro pubblicato sul suo sito, cliccare qui sotto.

Referendum: si parte” di Antonio Di Pietro | 30 Luglio 2008
Tieniti aggiornato: www.antoniodipietro.it

Rassegna stampa

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- Secondo quanto comunica l’Istat, il prezzo di pane e cereali è cresciuto a luglio del 12,1%, con un +13% per il pane ed un +25% per la pasta, che accelera ancora rispetto al +22,3% di giugno. In forte tensione anche il comparto energetico, dove la crescita è del 2% su base mensile e del 16,6% su base annua.

Questo stralcio è tratto da un articolo del Corriere. Posso soltanto aggiungere che, in base all’esperienza personale e quotidiana, i prezzi sono davvero aumentati.

- La norma riguardante i precari potrebbe essere incostituzionale. Il Servizio studi di Montecitorio invita in proposito a una «attenta valutazione» della distinzione» che la norma pone per sanare le violazioni delle norme sui contratti a termine «alla luce del principio di ragionevolezza di cui all’articolo 3 della Costituzione»…. Per leggere l’intero articolo, cliccare qui.
A mio avviso è incostituzionale anche il Lodo Alfano, ma questo è un altro discorso.

- Il Giornale, a servizio di Berlusconi e dei suoi sodali, si è spesso impegnato in campagne diffamatorie contro Di Pietro, e le ragioni di tanto accanimento sono ovvie. Ora, essendo stato accusato di avere case in tutta Italia e di essersele procurate in chissà quali strani modi, Di Pietro ha annunciato querela. Sul suo sito, l’ex pm spiega in maniera chiara tutti i dettagli di questa vicenda.

- «Gli italiani sono le persone più maleducate del pianeta?». Questo l’interrogativo sollevato dal quotidiano britannico Times nelle pagine dei commenti, in cui il giornalista Matthew Parris da Roma racconta di italiani «elegantemente vestiti» che in tre occasioni non hanno aspettato che scendesse dalla metropolitana, prima di salire, spintonandolo di nuovo sul treno.
«Come riconciliare l’Italia moderna, del consumismo, della televisione spazzatura, dell’ossessione per le firme e l’adorazione per le celebrità, con l’Italia di Venezia, di da Vinci, Verdi e dei Medici? - si chiede ancora.- Dite quello che vi pare sui nostri gruppi di chiassosi e ubriaconi inglesi ma, con tutti i loro tatuaggi, avrebbero capito Berlusconi in un istante».

Questo è un breve articolo tratto da La Stampa.

Pausa

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Buon fine settimana e buon riposo a tutti.

Un ospizio particolare

asinelli.jpg Una notizia particolare che piacerà agli amanti degli animali. Nel Ladakh, una remota regione a nord dell’Himalaya indiano, è nato il primo ospizio per asinelli da soma ormai anziani, non più in grado di lavorare e quindi abbandonati a se stessi.
Vale la pena leggere il sintetico articolo pubblicato su La Stampa.

Contrasti

berlusconiportofino191.jpg Marcia indietro del governo su precari e assegni sociali. Solo fino a due giorni fa la manovra al Senato sembrava blindata su questi temi, ieri invece l’esecutivo ha annunciato modifiche sia alla stretta sugli assegni sociali sia alla norma anti-precari. Modifiche prontamente arrivate in mattinata.
Questo stralcio è tratto da un articolo de La Stampa, e chi è interessato può leggerlo nella sua interezza.

In questi ultimi giorni, sui maggiori quotidiani on line sono comparse numerose foto di vip vari in vacanza e del premier Berlusconi che, chiamati appositamente i paparazzi (bastava guardare le foto per accorgersi che non vi era nulla di spontaneo), si è fatto immortalare a Portofino insieme a sua moglie, addirittura mano nella mano, allo scopo un po’ ingenuo di convincere i cittadini della solidità della sua unione familiare. E tutto fra barche e locali alla moda. Adesso si possono ammirare anche le foto delle due figlie minori di Berlusconi, spensierate e rilassate in Sardegna.
Nel vedere simili immagini si resta colpiti dall’enorme, insanabile contrasto esistente tra queste persone che trascorrono intere giornate oziando su barche, facendo shopping e mangiando in ristoranti di lusso, e la decisione, proprio da parte del governo Berlusconi, di togliere le misere pensioni sociali ad alcune categorie di persone, le più povere e disagiate, e di rendere precario a vita chi è già per sua disgrazia precario.

Ora le due infelici norme sono state modificate, ma la brutta figura resta. Così come resta la sensazione, in alcuni di noi viva più che mai da molto tempo e naturalmente non certo solo a causa di questi ultimi fatti, di vivere in un Paese in cui le differenze sociali saranno destinate ad aumentare in maniera irrefrenabile.

(NOTA. Sembra che l’articolo de La Stampa che ho citato contenga un errore a proposito dei nuovi requisiti per l’assegno sociale. In realtà secondo il Corriere e Repubblica, per quanto riguarda tali assegni, rispetto alla versione precedente non ci sono più i requisiti di lavoro e reddito, mentre rimane quello di soggiorno. Chi vorrà usufruire dell’assegno dovrà dimostrare di vivere in Italia da almeno dieci anni).

Quale opposizione?

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Luca Ricolfi, con la chiarezza che gli è consueta, ha scritto un articolo, pubblicato qualche giorno fa su La Stampa, nel quale ha sottolineato come il Pd non faccia alcuna opposizione. Senza mezzi termini Ricolfi ha parlato di opposizione inesistente, spiegando in maniera dettagliata i motivi delle sue affermazioni.
Ed ecco l’articolo, che a mio parere vale la pena leggere.

I democratici e la sindrome del rospo

Forse è colpa del clima vacanziero, ma l’impressione è che stiamo diventando un Paese senza opposizione. Nel giro di soli due mesi il governo è riuscito a intervenire sulla giustizia (lodo Alfano, sospendi-processi), sull’immigrazione e la sicurezza (impronte digitali, poteri ai sindaci, stato di emergenza), sulle tasse (Robin tax, soppressione dell’Ici), sulla spesa pubblica (manovra finanziaria). E, ora si scopre, anche sul precariato. In autunno si ripromette di intervenire sulle intercettazioni, sulla magistratura, sul federalismo, sui servizi pubblici locali, sullo Stato sociale (è di ieri la pubblicazione del Libro verde sulla «vita buona» del ministro Sacconi). Berlusconi si è liberato dei magistrati e, con i suoi ministri più attivi, sta per rivoltare l’Italia come un calzino. E il principale partito di opposizione che fa? Il Partito democratico sembra affetto dalla sindrome del rospo. Avete presente il rospo, che resta fermo e immobile mentre il bimbo lo prende a sassate? E più viene colpito più si pietrifica, tentando (invano) di rendersi invisibile?

Non c’è atto del governo che non susciti il dissenso o la preoccupazione del partito di Veltroni, ma ciononostante il massimo di opposizione che il Pd riesce a immaginare è una «grande manifestazione» in autunno, quando tutti i buoi saranno scappati dalle stalle. Nel frattempo, non passa giorno senza che qualche esponente del partito di Di Pietro, dei girotondi, della «società civile» o di qualche minoranza interna dello stesso Pd non riversi la sua ira e la sua amarezza sulla non conduzione politica del nuovo (?) partito. La gente di sinistra si chiede dove la stia portando Veltroni, e la risposta che si sente ripetere è la solita: noi non siamo giustizialisti, né moralisti, né massimalisti, noi siamo riformisti e la nostra opposizione è seria e responsabile. Ma è davvero così?

Secondo me no, l’opposizione del Pd non è seria bensì inesistente. Se fosse seria dovremmo osservare cose che invece non accadono, e non dovrebbero accadere cose che invece osserviamo. Fra le cose che ci piacerebbe osservare c’è, ad esempio, la costruzione di un partito davvero nuovo. E’ mai possibile che, dopo aver affermato di non volere i voti della mafia, dopo avere invocato fino alla noia l’esigenza di rinnovare la politica, di restituirle moralità e purezza di intenti (ricordate i discorsi alati sulla «bella politica»?), Veltroni non abbia mai pensato di cominciare a fare un po’ di repulisti in casa propria? Non voglio togliere a Marco Travaglio il suo mestiere, e quindi non elencherò le decine e decine di casi, individuali e collettivi, nei quali esponenti di Ds e Margherita sono tristemente coinvolti in brutte storie di corruzione, affarismo, clientelismo, mala sanità, pessima amministrazione. Mi limito a poche e semplici domande: possibile che il nuovo partito non senta anche sulla propria pelle il bruciore della questione morale? O basta a consolarlo il fatto che i partiti di centro-destra abbiano ancora più inquisiti e condannati? E’ mai possibile che, anziché prendere solennemente le distanze dalle molte storie di cattiva politica che coinvolgono il Pd, si stia discutendo se salvare Bassolino dai suoi guai giudiziari con un seggio al Parlamento europeo? Possibile che non ci si renda conto che la magistratura tende a esondare dai suoi limiti anche perché la politica non fa nulla per autocorreggersi?

Ma supponiamo per un attimo che queste siano domande ingenue, dettate da moralismo o «dipietrismo latente». Veniamo alla politica vera, quella che si occupa di riforme, economia, Stato sociale, sicurezza. Qui, più che le omissioni, è quel che osserviamo che lascia interdetti. Il Partito democratico per ora non vuole scendere in piazza, ma in compenso non manca di dare la sua solidarietà a tutte le categorie in lotta contro la manovra finanziaria, un po’ come Alleanza nazionale due anni fa, quando aizzava i taxisti contro il ministro Bersani. La critica principale del governo ombra alla manovra è che ci sono troppi tagli, mentre non c’è nulla per salari, stipendi, pensioni, quando proprio la crisi economica suggerirebbe politiche anticicliche, di sostegno ai redditi delle famiglie.

Incredibile. Il partito di Veltroni, che pure aveva provato a prendere le distanze dal governo Prodi, finge irresponsabilmente che due anni di centro-sinistra abbiano lasciato al governo entrante un margine (extragettito, o tesoretto) per aumentare i redditi fissi, e così alimenta le illusioni di famiglie e sindacati. Critica la manovra non per la struttura dei tagli alla spesa pubblica, ma per la loro entità, sorvolando sul fatto che in campagna elettorale il Pd aveva promesso tagli ancora più pesanti. Sostiene che le riforme vadano fatte con le categorie interessate, ma dimentica che, se una parte delle resistenze al cambiamento è guidata da preoccupazioni del tutto ragionevoli, un’altra parte è puramente corporativa, ossia dettata dalla difesa di abusi, storture e privilegi.

E dire che di critiche riformiste e costruttive alla linea del governo vi sarebbe un immenso bisogno. Non solo sul versante delle mancate o troppo timide liberalizzazioni, ma sul terreno fondamentale della riduzione e ricomposizione della spesa pubblica. Qui il problema vero è che i tagli finora varati dal governo non sono abbastanza selettivi: nonostante alcune lodevoli eccezioni, molti di essi colpiranno troppo le amministrazioni più virtuose e non colpiranno abbastanza quelle più dissennate. Un vero partito riformista non cavalcherebbe demagogicamente la protesta delle categorie, ma premerebbe sull’esecutivo per rendere i tagli più profondi e più giusti, nonché per usare al meglio le risorse così liberate: abbiamo un disperato bisogno di asili nido, ammortizzatori sociali, politiche contro la povertà.

Ma una linea del genere richiederebbe forse una dose eccessiva di onestà intellettuale: al partito nuovo spetterebbe anche riconoscere di aver sbagliato negli anni scorsi quando, per tenere in piedi un governo paralizzato dai suoi contrasti interni, i dirigenti di Ds e Margherita permisero a Prodi e Padoa-Schioppa di sprecare l’unica vera occasione - la congiuntura favorevole del 2006-2007 - per incidere davvero sulla voragine della spesa pubblica. Se lo si fosse fatto allora, oggi il deficit sarebbe più vicino a zero che al limite del 3%, e l’invocazione di misure a sostegno delle famiglie suonerebbe meno ipocrita.
Luca Ricolfi

Rassegna stampa

giornali.gif Solo tre notizie.
- Sul blog dei giornalisti Rizzo e Stella è stata pubblicata l’interessante lettera di un imprenditore statunitense d’origine pugliese, il quale ha giurato che non parteciperà mai più a bandi pubblici italiani per la comunicazione. Leggendo la lettera si può capire quanti e quali soldi pubblici, questa volta dati dall’Unione Europea, sono stati disinvoltamente sprecati in nome dei soliti giochi di potere.
Questa notizia è anche l’occasione per far conoscere il blog di Rizzo e Stella, pubblicato nelle pagine del Corriere on line e aperto ai commenti dei
lettori.

- «Per noi padani è inevitabile alzare il dito medio quando sentiamo versi che ci ricordano che siamo schiavi di Roma. Non c’è dolo». Queste acute parole sono di Mario Borghezio e riguardano la questione, nota a tutti, dell’elegante gesto di Bossi indirizzato all’inno nazionale durante il Congresso della Liga Veneta una settimana fa. Ogni possibile commento a frasi del genere risulta inevitabilmente scontato: si potrebbe infatti obiettare ai leghisti che proprio a Roma essi ricevono lautissimi stipendi, quegli stipendi che, se fossero rimasti in Padania, probabilmente non avrebbero mai visto nemmeno con il binocolo.
Un commento scontato, appunto. C’è però una novità: sembra si stia pensando di procedere contro Bossi per violazione dell’articolo 292 del codice penale: «Vilipendio alla bandiera o ad altro emblema dello Stato», punito con «la reclusione da uno a tre anni» . Prima, come c’informa un articolo del Corriere, occorre valutare bene il caso.
Sulla crassa ignoranza di Bossi circa il significato del testo dell’inno, secondo il quale in realtà, e a differenza dell’interpretazione estemporanea del leader leghista, non è l’Italia a essere schiava di Roma ma la “vittoria”, stendiamo un velo pietoso per non infierire.

- Le imprese, in caso di irregolarità, non saranno più obbligate a trasformare in tempo indeterminato il contratto dei lavoratori precari. Lo prevede un emendamento del governo, approvato dalla Commissione Bilancio della Camera e recepito dal maxiemendamento, che preclude ai lavoratori precari la possibilità di ottenere dal magistrato la stabilizzazione del rapporto. Se il Senato non modificherà il testo, la condizione di precario potrebbe così diventare permanente…Stando così le cose, il datore di lavoro potrà effettuare una serie pressochè infinita di contratti a termine, rischiando al massimo una sanzione di importo pari a sei mensilità.
Questo stralcio è tratto da un articolo del Corriere.

Pausa

toyger.jpg Ultimamente sono molto stanca a causa di tanti impegni, e il caldo eccessivo patito per un mese ha fatto il resto: ho bisogno di qualche giorno di pausa. Inoltre, da un po’ di tempo mi sto chiedendo se davvero valga la pena faticare per scrivere su questo blog. Nei prossimi giorni deciderò se continuare o meno.
Intanto auguro a tutti un buon fine settimana.

Lodo Alfano e referendum

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(Il post è stato aggiornato il 23/7/08)
Si sapeva che il Lodo Alfano sarebbe stato approvato, vista la grande maggioranza parlamentare di cui dispone l’attuale esecutivo di centrodestra. Il ministro Alfano, poi, ha annunciato che a settembre, e quindi fra non molto, occorrerà pensare a una riforma della Giustizia, un dato senz’altro molto preoccupante considerando l’insieme della condotta del governo. Inevitabile aggiungere che suscita un po’ d’amara ilarità il fatto che quest’esecutivo, appena insediato e nonostante i tanti gravi problemi che affliggono il Paese, si sia subito dedicato con impegno indefesso a sistemare i noti guai giudiziari del premier.
Una sola notizia positiva. Antonio Di Pietro ha annunciato un referendum a questo proposito, e ha spiegato i motivi tecnici per cui purtroppo occorrerà aspettare il prossimo gennaio per cominciare la raccolta delle firme.
«Il referendum lo faremo senz’altro - dice il leader dell’IdV - anzi sarà un pacchetto di cinque referendum. Ma ci sono aspetti tecnici di cui tener conto. Noi dell’IdV siamo in grado di fare anche da soli, di farlo indipendentemente e lo abbiamo già dimostrato. La legge stabilisce che si può depositare un quesito referendario in Cassazione solo dopo sei mesi l’indizione delle elezioni e quindi noi prima del 13 settembre non potremmo muoverci. Ma ancora la legge stabilisce che per la raccolta delle firme si può procedere in un arco di tempo che va dal 1 gennaio al 30 settembre e quindi non ci resterebbero che soli quindici giorni dal 14 al 30 settembre. Per raccogliere 600-700mila firme non è un problema ma per la raccolta dei certificati sì».
Le parole di Di Pietro sono tratte da un articolo de La Stampa.

AGGIORNAMENTO 23/7/08
Naturalmente alcuni politici hanno mentito o deformato la realtà pur di far accettare il Lodo all’opinione pubblica, raccontando molto genericamente che l’immunità esiste anche in altri Paesi. In realtà nelle più importanti democrazie occidentali l’immunità non vale mai per il premier e, al massimo e in qualche caso, vale solo per il Presidente. Senza contare che in Francia, pur valendo per il solo Presidente, il Parlamento può votare l’impeachment.
Se volete sapere la verità, La Stampa ha pubblicato uno schema molto sintetico e ben fatto dove si riassume quanto accade nelle maggiori democrazie europee e negli Usa.

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